
KAMO’2010 - “LA MODA E LA SUA MEMORIA - ARCHIVI DELLA MODA IN SICILIA”. SI CHIUDE IL SEMINARIO: IL PROF. AREZZO DI TREFILETTI ANNUNCIA DI VOLERE DONARE PARTE INGENTE DELLE SUE COLLEZIONI ALL’ARCHIVIO DI STATO DI RAGUSA. IN FASE DI CATALOGAZIONE PURE GLI ARCHIVI DELLE STILISTE ROCCASALVA, FAILLA, E GENNARINO
NOTA AI COLLEGHI. Vi invio la trascrizione praticamente integrale del seminario di studi.
Vittoria, 28 febbraio – Bilancio soddisfacente per il primo giorno dedicato alla moda nelle sue molteplici sfaccettature. “Questo avvio di grande qualità è la testimonianza di una costante ricerca di contenuti – ha commentato il sindaco Giuseppe Nicosia – che contribuisce a fare crescere ulteriormente il prestigio della nostra Emaia”. Nel pomeriggio di ieri, il seminario di studi “Gli archivi della moda in Sicilia”, organizzato dall’Archivio di Stato di Ragusa in collaborazione con Fiera Emaia. “Un passaggio felice e di qualità – ha ribadito il presidente, Salvatore Di Falco -; i beni immateriali, la cultura, devono fare crescere il territorio e la dimensione culturale ed umana di ciascuno di noi. La direttrice dell’Archivio di stato di Ragusa, la dottoressa Iozzia ha prestato le sue riviste, una collezione personale di tutto rispetto messa disposizione del pubblico per questo seminario di studi. Un coinvolgimento appassionato quello che ha portato Fiera Emaia a sostenere e condividere questo progetto: all’interno di questo fine settimana fashion, oggi si sottolinea la storia della moda mentre domenica, con la sfilata concorso di Sicilia di moda, si passerà alla valorizzazione delle nuove generazioni”. La direttrice Iozzia nel suo intervento di saluto ha voluto ricordare la sensibilità dimostrata da Fiera Emaia che ha aderito alla campagna per salvare gli scritti del Caravaggio lanciata dall’Archivio di Stato di Roma qualche settimana fa. Moderatore del seminario, Aldo Sparti, direttore dell’Archivio di Stato di Catania.
La dottoressa Santina Sambito, presidente della sezione Sicilia dell'Anai, associazione nazionale archivistica italiana, intervenuta per prima, ha portato i saluti della presidente nazionale, Isabella Orefice. “Il mio intervento si incentra sul progetto di valorizzazione degli archivi della moda del ‘900 promosso dall'Associazione archivistica di intesa con l'Amministrazione archivistica che mira a censire, recuperare, valorizzare e rendere disponibili per la ricerca, le testimonianze del settore della filiera della moda. Ci sono distretti con maggiore vocazione in questo senso – ha spiegato -, come Firenze, Milano e Roma ma le nostre realtà, pur marginali nel cosiddetto Made in Italy, rappresentano punti di eccellenza notevoli. L’attività creativa di Mariella Ferrera, ne è un esempio ma anche quella di Mariella Gennarino, Ottavia Failla e Loredana Roccasalva”. La Sambito ha citato alcune delle iniziative promosse dall’Archivio di Stato di Catania come ad esempio la produzione di un video che racconta le creazioni che vanno agli anni Trenta agli anni Settanta del secolo scorso, modalità di divulgazione che travalica i confini temporali imposti da una mostra che si esaurisce in un arco di tempo determinato.
La dottoressa Cristina Grasso dell’Archivio di Stati di Catania, ha esaminato l’archivio della maison Ferrera. “Desidero rivedere e richiamare alcuni concetti del linguaggio della moda. L’archivio di Mariella Ferrera è stato dichiarato di interesse storico grazie all'iniziative di Sparti e l’intervento di Soprintendenza archivistica della Sicilia. La moda è comunicazione, Umberto Eco dice che l’abbigliamento parla. La moda è anche trucco, accessori, tatuaggi, i tacchi sono accessori di valore anche psicologico. La moda esprime spirito del tempo ed i cambiamenti storici ed anche politici: è storia ad ampio raggio. L'attività della moda, tra le attività del uomo, è l’unica che racchiude l’elemento psicologico individuale e quello sociologico. Veniamo ad esempi pratici: psicologico è il cappello. Nel 1966 venne fatto un sondaggio sull’uso del cappello da parte di uomini di una certa età: venne riscontrata una flessione perché l’uomo non più giovane si sentiva, con il cappello, più vecchio e quindi ci fu un calo nell’utilizzo. Poi il significato sociologico come l’uso della minigonna; si afferma negli anni 60-70 come espressione delle lotte del femminismo, simbolo nella emancipazione della donna. Una parlamentare qualche giorno fa nel corso di un dibattito in aula evidenziava che prima la minigonna era un modo per emanciparsi, ma si portava con ballerine e calzamaglia mentre oggi viene indossata con tacchi a spillo e calze a rete: non è la stessa cosa. La moda è anche opportunità economica. Per questo gli stilisti ci propongono un anno la gonna lunga, poi corta e poi midi, per un fatto economico. Veniamo a Mariella Ferrera. Il suo Museum and fashion è una struttura vicina all’atelier di haute couture, creata nelle sale che Ignazio Paternò Castello, nel palazzo magnatizio, aveva connotato come museo di antichità antiquaria e di pietre preziose naturali. Era luogo visitato da tutti i grandi viaggiatori a partire da Goethe. Per la Ferrera, i materiali della nostra isola sono osmotici per le sue creazioni. I pizzi sono gioielli che mixa con materiali propri della nostra terra e soprattutto della Sicilia orientale. Straordinario, ad esempio, l’abito con 90 piastrelle che imitano le 90 creazioni della scala di Caltagirone ma non deve essere dimenticata nemmeno l’ispirazione alla pietra di Siracusa, o al corallo o alle reti dei pescatori”. La Grasso ha ricordato pure che la stilista ha vestito con abiti di lino e lana, il rientro in Sicilia delle teste, le mani ed i piedi delle statue del V secolo avanti Cristo trafugate da Morgantina e rientrate dal Paul Getty Museum di Los Angeles. “Duemila i bozzetti della madre e del padre della stilista che hanno fondato l’atelier nel 1959; ottomila quelli di Mariella oltre ai cartamodelli, alle schede, ai comunicati, gli abiti e gli accessori”.
Il dottor Aldo Sparti, direttore dell’Archivio di Stato di Catania ha citato un progetto da 7 milioni di euro che ha riguardato una raccolta capillare di dati che “per ampiezza delle informazioni costituisce un dato fondamentale per tutta l’area del Mediterraneo. Uno strumento che fa capire che non si può fare storia senza passare dalla documentazione italiana. Il progetto si apre agli altri paesi del Mediterraneo. Ci sono radici e culture comuni, un abbraccio tra memoria e storia del Mediterraneo che è stato immediatamente fatto proprio da Mariella Ferrera. Abbiamo le doti delle spose ma anche gli elenchi di beni negli atti notarili che entrano nella cultura materiale delle singole famiglie e che descrivono minutamente composizioni e materiali che nelle realizzazioni della Ferrera si sono saldate insieme”.
La dottoressa Anna Maria Iozzia, direttrice dell’Archivio di Stato di Ragusa, ha raccontato il lavoro dell’Archivio di Ragusa che ha aderito al progetto moda: sono state censite immagini, cataloghi e riviste, dall’archivio Tedeschi di Ragusa e dalla biblioteca Grimaldi e Moncada 742 riviste in tutto, la maggior parte dalla collezione Moncada, e che vanno al 1900 al 1979. “Nelle riviste passa tutta la moda italiana da Ferdinandi alle sorelle Fontana che determinarono la secessione dagli stilisti fiorentini sfilando autonomamente”. La Iozzia ha citato le iniziative promosse dall’Archivio ibleo. “Abbiamo allestito la mostra Drappi d'oro d’argento e pura seta che ha prodotto anche la ricostruzione virtuale dei gioielli in base alle descrizioni vergate sulle eredità. Tredici delle immagini catalogate e studiate sono state inserite nell’agenda speciale che è stata dedicata alla moda”. Curiose le immagini presentate; da come si deve vestire la segretaria privata a la raccomandazione che nel 1800 viene chiesta ad un nobile da un uomo che vanta l’invenzione di uno strumento particolare per tagliare la stoffa. L’Archivio di Ragusa ha anche censito la collezione di Biagio Miceli; 60 figurini ma anche le foto delle sfilate di moda degli anni della scuola professionale realizzati per la Sesta edizione della rassegna dell’artigianato. La Iozzia è poi passata alla descrizione degli archivi di alcune delle stiliste siciliane più famose e conosciute, escludendo Mariella Ferrera il cui patrimonio è stato già raccontato da Cristina Grasso. “Mariella Gennarino è particolarmente conosciuta come stilista di abiti per bambini; il suo atelier apre nel 1983 e tra i clienti ha le principessine Savoia. Ma la Gennarino crea anche abiti da sposa ispirati a Sant'Agata e costumi per il teatro; veste gli attori del Satyricon e di Elettra ma anche una Mimì nella Boheme che è fastosa quanto una Angelica del Gattopardo. Il suo archivio è conservato tra la casa ed atelier; lettere bozzetti e altro materiale non è ordinato: mancano date e spesso la documentazione sui singoli capi. Ho fatto una ipotesi di ordinamento dell’archivio” ha detto la Iozzia che è poi passata ad esaminare la documentazione di Loredana Roccasalva artista modicana. “La stilista Roccasalva inizia nel 1985 con una collezione di abiti da sposa; è stata costumista del Teatro del vicolo di Modica ed ha realizzato i costumi del VII centenario di Modica. Nel 2005 e 2006 ha sfilato ad Alta Roma Moda ed ad aprile dello scorso anno in Francia ed a Rio de Janeiro con il tema il genio di Sicilia. Stesse carenze per l’archivio che non è ordinato e mancano le foto delle realizzazioni conseguenti ai bozzetti. L’archivio di Ottavia Failla stilista di borsette e che vanta tra i suoi clienti anche Rania di Giordania è parzialmente ordinato per temi”.
E’ stata poi la volta del professore Gabriele Arezzo di Trefiletti. “La mia casa museo di Palermo – ha esordito -, è la più grande collezione europea del costume ma mi sento bistrattato dallo Stato che si sta sempre più dimenticando della cultura e dei beni culturali. Mando avanti tutto da solo. Alla mia morte andrà tutto all’Archivio di Stato di Ragusa perché gran parte del materiale è di origine ragusana”. Arezzo ha raccontato di avere ricevuto un palazzo in eredità e che all’interno dello stesso ha trovato 400 casse che conteneva materiale di gran pregio. Su www.tresecolidimoda.it è visibile parte della collezione. Il professore cita un lungo elenco di materiali da lui custoditi: da corredi e tovaglie del ‘500 e ‘600 , ai tendaggi, camere matrimoniali, oggetti per la toeletta ma anche bomboniere, accessori per donna e per uomo , 800 giocattoli, bambole, monocoli ed occhiali, 2500 ventagli ma anche 1500 cappelli, qualche migliaio di paia di scarpe, profilattici, farmaci, profumi e carte intestate di negozi di moda, carrozzelle da passeggio, vasche da bagno da viaggio”. Arezzo di Trefiletti ha spiegato l’origine dell’abito bianco da sposa: “Una consuetudine che iniziò nel 1802 in Inghilterra perché non arrivavano i coloranti dall’Africa. I Siciliani invece utilizzarono coloranti vegetali aggirando il problema”. Il professore ha lanciato un appello: Ho delle doti importantissime e di grande valore e che sono costituite da pizzi e merletti. Una collezione ancora inesplorata per metà: ho necessità di avere l’aiuto delle istituzioni. Mandatemi gente a studiare la collezione. Io non ce la faccio”. E poi mette a disposizione le sue collezioni complete di riviste di moda: “E’ incredibile quello che mi lega a voi: ho 40-50 mila riviste libri ed immagini di moda, dal 1500 al Novecento, 2-3000 cataloghi, sempre di moda, non ho avuto tempo di inventariare”. Una passione, quella del collezionismo che iniziò fin da bambino: “Mia mamma buttava le cose che non servivano più dalla finestra ed io le raccoglievo e le conservavo di nascosto riposte in sacchi, dentro il pollaio. Come siciliani, nella moda abbiamo raggiunto livelli eccelsi: i nostri abiti sono differenti da quelli veneti o napoletani. Sia nel Settecento, fino al 1850-60 solo Venezia poteva competere con noi per colore e finezza: arrivava la seta, noi la sfilavamo di sei fili su dieci creando un effetto cangiante straordinario così come straordinaria e sfavillante è la coloritura siciliana delle stoffe. Arezzo di Trefiletti lancia un appello agli organismi di tutela di Catania: “Tutto l’archivio di Mirabella Imbaccari è conservato in un sottoscala di Palazzo Biscari a Catania; andate a recuperarlo”.
Conciso l’intervento del dottor Giovanni Portelli, Presidente dell’associazione culturale “L’isola di Scicli che ha relazionato sul “Museo del costume” sciclitano. “L’idea nasce nel 1998 grazie anche alla collaborazione di Loredana Roccasalva che ha collaborato all’allestimento della mostra. Il nostro primo interesse è stato rivolto alla comunità degli immigrati presenti nel territorio e quindi ai costumi arabi. Alla prima esposizione è seguita una mostra sul matrimonio, Perle e zagare poi Intrecci, sui manufatti tessili realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Ragusa all’epoca retto dal dottor Morana e l’attenzione al modo di coprirsi. Siamo partiti dalla ricerca documentaria sul territorio e non dai pezzi da esporre. E questo ci ha permesso di ricostruire i modi antropologici di abbigliarsi di una comunità. Abbiamo utilizzato una schedatura che ricostruisce anche l’aspetto funzionale oltre che quello morfologico. Poi gli interventi di restauro e gli allestimenti intelligenti che guidano alla rilettura analitica e critica dei manufatti, non un deposito di reperti, ma un centro di documentazione”.
Poche parole quelle pronunciate dal professore Giuseppe Tumino, professore dell’Istituto Marconi di Vittoria. Ha rappresentato il suo rammarico sul fatto che l’archivio della scuola sia disperso. “In provincia di Ragusa – ha detto -, è sopravvissuto solo un corso di abbigliamento e moda, quello della mia scuola. Negli anni Quaranta il corso era per sarta e maglieria; dopo una interruzione, venne ripreso nel 1951. Nel 1986 la sezione sarta declina e lascia il posto all'indirizzo chimico e biologico. Chiuso con decreto nel 1990, viene riaperto nel 1996”. La scuola ha portato quattro modelli che sono stati esposti durante il seminario.
Alla conclusione del seminario sono intervenute le stiliste Loredana Roccasalva e Mariella Gennarino. Loredana Roccasalva ha sottolineato l’importanza metodologica nella conservazione dei materiali, lieta dell’incontro con l’istituzione “Archivi di Stato”. Mariella Gennarino ha annunciato una partnership con l’Università di Catania per la realizzazione di creazioni ispirate e riproducenti le antichità di pregio.
Si allega foto: da sinistra Loredana Roccasalva, Anna Maria Iozzia e Mariella Gennarino; sullo sfondo i manichini che indossano i capi della scuola Marconi.
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